TANTI REFERENDUM, TANTE IDEE. GIUSTE

Il 7 febbraio 2011 a Milano, a soli trentotto giorni dall’inizio dell’anno, si è raggiunta la soglia dei trentacinque giorni consentiti dalle normative europee per il superamento dei limiti delle polveri sottili: un traguardo negativo molto preoccupante per il quale è inutile cercare giustificazioni accampando l’infelice collocazione geografica e morfologica della città, o la mancanza di piogge, quest’anno particolarmente protratta durante i mesi invernali. Per oltre un mese, fino all’avvento della salvifica pioggia, ai cittadini vittime di bronchiti e di altre forme di infiammazione delle vie respiratorie è stato ancora una volta propinato lo sconfortante spettacolo di una pletora di amministratori cittadini che si facevano paladini di provvedimenti urgenti dai dubbi risultati: domeniche a piedi, limiti di velocità sulle tangenziali, inasprimento dell’ecopass… Come la manna dal cielo, la pioggia è infine arrivata e l’acqua ha trascinato a terra (e da lì nei tombini ostruiti, nel Lambro rigurgitante, nei tunnel della metropolitana, nelle buche dell’asfalto, nelle intercapedini del pavé trasformate in crepacci) le polveri sottili ormai inzuppate e finalmente innocue.

Nel frattempo i promotori dei 5 Referendum per Milano, dopo avere raccolto 25.000 firme e ottenuto l’approvazione del Collegio dei Garanti, chiedevano con insistenza il loro accorpamento o alle elezioni amministrative di maggio (con una deroga a una legge nazionale che solo il Sindaco avrebbe potuto chiedere e che non ha chiesto), o ai referendum nazionali sul nucleare e sull’acqua, indetti per il prossimo 12 giugno: per settimane le loro richieste sono cadute nel vuoto. In Consiglio di Zona 1 prima, in altre zone poi, è stata approvata una mozione, sul modello di quella presentata per l’approvazione al Consiglio Comunale dal Capogruppo dei Verdi (nonché uno dei promotori dei cinque referendum) Enrico Fedrighini, che chiedeva una deroga al regolamento che impedisce l’accorpamento dei referendum locali a quelli nazionali. In Consiglio Comunale la votazione della mozione era stata boicottata fino a martedì 29 marzo, giorno in cui è stata finalmente discussa e approvata quasi all’unanimità, sulla scia dell’approvazione nel frattempo intervenuta nei Consigli di Zona.

Evidentemente il Sindaco e la Giunta devono avere pensato che non fosse il caso di rischiare l’impopolarità, a poche settimane dalle elezioni, mettendosi contro le migliaia di cittadini che hanno firmato per i referendum e che credono nel potere, sia pure solo consultivo in questo caso, della democrazia partecipativa. Per lo stesso motivo, ora, i nostri amministratori si sono fatti sostenitori, assai poco credibili, delle politiche ambientali: che dire del compulsivo e disorganico proliferare delle nuove piste ciclabili che, da qualche settimana a questa parte, spuntano qua e là occupando carreggiate o posti macchina dei residenti e creando situazioni di oggettiva pericolosità?

Non è così che si dimostra la reale volontà di rendere Milano una città più sana e più vivibile. Per farlo davvero bisogna avere dei progetti e i temi referendari potrebbero essere un buon punto di partenza. Ogni quesito contiene un preciso progetto e uno studio di fattibilità, corredato da analisi dei costi e dei tempi per la realizzazione: allargamento dell’ecopass, tariffe più alte, potenziamento dei mezzi e dei parcheggi d’interscambio, chiusura progressiva di vaste aree del centro storico, sviluppo della rete ciclabile cittadina; sostituzione delle caldaie inquinanti (nel centro storico il 70% degli edifici di proprietà del Comune sono ancora alimentati a gasolio, nelle altre zone la situazione è un po’ migliore); incremento del numero di alberi della città; mantenimento a verde anche in futuro delle aree verdi create per l’Expo; restauro e valorizzazione della Darsena, con uno studio per riportare alla luce quei tratti dei Navigli che non interferirebbero con il traffico veicolare (si pensi, uno tra tutti, al Ponte delle Gabelle con la chiusa di Leonardo, in fondo a via San Marco).

Sul Corriere della Sera di sabato 2 aprile è stato pubblicato uno studio dell’ISPO, presentato il giorno prima all’Assolombarda, in cui risulta che il 71% dei cittadini di Milano si dichiara insoddisfatto per la situazione dell’aria, del traffico, della vivibilità. Il 12 giugno, quando la loro voce si leverà corale, forte e inequivocabile, non basteranno più la demagogia e le parole vuote: chi amministrerà la città dovrà fare i conti con il diritto dei suoi cittadini di vivere in una città migliore, più sana, più accogliente.

 

Elena Grandi

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