“Basta Colpevolizzare le bici”

IL CASO IL POPOLO CHE PEDALA SI RIBELLA ALLA CULTURA DELLE ACCUSE CHE ARRIVANO DA AUTOMOBILISTI E PEDONI.
I ciclisti: diritti e doveri devono valere per tutti. Convivere si può.

Temuti dai pedoni più degli scooteristi («Ti arrivano alle spalle e non li senti»), invisi agli automobilisti («Sgusciano da ogni parte, pericolosi!»), i ciclisti sono al centro di un ciclone. Conseguenza diretta delle recenti proposte allo studio – consentire alle due ruote l’ utilizzo dei marciapiedi o circolare in controsenso nei sensi unici -. Chi da decenni battaglia, perché la mobilità ciclistica diventi motore di un cambiamento di abitudini generale, glissa sulle polemiche e invita a guardare all’ Europa: «Pedoni contro ciclisti… polemiche stantie – dice Eugenio Galli, presidente Ciclobby -. Ogni volta che si apre uno spiraglio, una prospettiva concreta di cambiamento, si alzano le barricate». Ciclisti che violano le regole, che circolano senza luci… «l’ inciviltà e l’ arroganza non sono distribuite verticalmente su una sola categoria – precisa Galli -. La nostra associazione fa campagne per la sicurezza, di tutti». E il Comune per quella dei ciclisti: display luminosi da qualche tempo invitano l’ automobilista a guardarsi attorno prima di spalancare la portiera. E online è disponibile un manuale per chi usa la bici. Utile scorrerlo, anche per capire che il ciclista è «vigilato speciale»: sanzionabile se la bici è priva di catarifrangente, di campanello, se i freni non sono in perfetta efficienza, se non rispetta la distanza di sicurezza, se tiene al guinzaglio un animale, se non accende i fari la sera e non segnala la svolta con il braccio, se pedala senza appoggiare le mani sul manubrio… se procede a zig zag tra le auto incolonnate. La strada è di tutti, ripetono i ciclisti. Convinti che aprire alla circolazione in doppio senso per le due ruote le strade a senso unico sia un tassello di un puzzle più ampio, che mira a ridurre lo spazio per le auto, a moderare il traffico e la velocità. Oggi, intanto, un segnale di pace: saranno infatti dieci ciclisti di Ciclobby ad aprire la maratona di Milano. «Dovremo lavorare sulla cultura della bicicletta molto di più e insegnare ai ciclisti sia i diritti sia i doveri», dice Elena Grandi, ciclista da sempre, consigliere dei Verdi e presidente commissione Mobilità di zona 1, dove il tema dell’ istituzione delle Zone 30, per ridurre la velocità delle auto, è aperto da mesi. «E anche allinearci ai codici della strada europei, meno limitanti. Puoi ricavare piste ciclabili anche su strade più strette, senza bisogno di andare sui marciapiedi». I pedoni di CamminaMilano con Mario Schiavoni sostengono l’ irrinunciabilità di un’ alleanza con i ciclisti: «Ci sono marciapiedi immensi dove c’ è spazio per tutti, a patto che i percorsi pedonali e quelli ciclabili siano ben distinti. Ci lamentiamo, però, perché il pedone non è trattato come un utente della strada ed è il più ostacolato». Preoccupata l’ Unione Ciechi. Il commissario milanese, Rodolfo Masto, spiega: «Noi promuoviamo l’ integrazione. A Milano ci sono 5 mila non vedenti e 1.300 vanno in giro a piedi. Per loro i pericoli non sono solo i ciclisti sui marciapiedi ma anche cicli e motocicli legati ai pali, parcheggiati dove non dovrebbero, gli archetti…». Hanno detto Polemiche stantie, inciviltà e arroganza non sono certo distribuite su una sola categoria I pericoli per i ciechi non sono solo i ciclisti sui marciapiedi ma anche le moto legate ai pali Gli spostamenti giornalieri in bicicletta all’ interno della cerchia dei Bastioni L’ investimento in euro stimato dal Comune per realizzare 31 chilometri di nuove piste ciclabili Eugenio Galli Presidente della onlus «Fiab Ciclobby» Rodolfo Masto Commissario dell’ Istituto dei Ciechi di Milano

Paola D’ Amico

Via: Corriere della Sera

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