Caselli daziari, stop di Zona 1 all’affitto di spazi ai privati

La motivazione «Il Comune metta a reddito le proprietà con vocazione commerciale, non i luoghi pubblici»

I caselli daziari devono rimanere spazi pubblici. Così come la palazzina (1.600 metri quadrati su due piani) di via Palestro 12, accanto al Padiglione di arte contemporanea. A dirlo è la Zona 1, che martedì sera ha bocciato senza possibilità di appello le due proposte dell’ assessore al Demanio, Lucia Castellano. Per mettere a reddito il patrimonio comunale, infatti, il Comune ha pensato bene ad un bando che assegni il casello di piazza XXIV Maggio ad un negozio di musica/libreria/galleria d’ arte privata per 22 mila euro all’ anno di affitto. E, nello stesso tempo, di dare in locazione la palazzina accanto al Pac per utilizzi legati alla moda. Il no della Zona è preceduto dalla ricostruzione analitica e storica di cosa rappresentano questi spazi per la città. E suona come l’ inizio di un braccio di ferro dove non scontato che il vincitore sia l’ amministrazione centrale. I provvedimenti dell’ assessorato, infatti, sembrano dimenticare le recenti deleghe assegnate alle Zone con la delibera sul Decentramento. Qualcuno s’ è distratto?, si sono chiesti l’ altra sera i consiglieri del Centro storico. Il nodo, quindi, è innanzi tutto politico. «Bene che il Comune metta a reddito i propri beni, le pizzerie di corso Garibaldi precisa Elena Grandi, presidente commissione Demanio , ma si concentri su quelli che hanno connotazione commerciale. Non è il caso dei caselli daziari, che devono tornare ad essere luoghi di servizio ai cittadini». Quanto a via Palestro 12, il parlamentino al quale spetterebbe l’ ultima parola sull’ utilizzo degli spazi pubblici e la stesura dei bandi, «già sono sede del Progetto Bovisa ed essendo così vicini a Pac e Villa Reale ha senso che si ricolleghi a quelle funzioni, che sia finalizzato a servizi di biblioteca, archivio, centro di documentazione, mostre, convegni, seminari, corsi. Piuttosto si affidino a Fondazioni che si occupano di arte». Se così non dovesse essere, allora forse quelle sul nuovo decentramento erano solo chiacchiere da bar.

31/05/2012

Paola D’Amico

Via: Corriere della Sera

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