LA DARSENA: PORTO DELLA CITTà E OASI ECOLOGICA

La questione della salvaguardia dell’oasi della Darsena che da qualche settimana suscita l’attenzione dei media (oltre che di coloro che da tempo ne hanno a cuore la sorte) e di cui ieri  bene ha scritto Francesco Bertolini sul Corriere di  Milano, merita qualche considerazione: per chiarire una volta per tutte fraintendimenti ed equivoci.

Innanzitutto va detto che l’oasi, con le sue piante, i pioppi e i salici, con gli uccelli, gli insetti e altri animali che lì hanno trovato dimora, è un luogo unico per la sua biodiversità; ed è un perfetto esempio di quella cultura del Terzo Paesaggio che Gilles  Clement ha studiato e divulgato e che oggi trova seguaci e sostenitori in moltissime città, europee e non.

E’ vero, quello che si vede oggi nella Darsena è perlopiù sporcizia, spazzatura, detriti, abbandono, degrado; per questo ogni milanese vorrebbe che si mettesse fine al più presto a questo stato di inaccettabile  incuria;  per questo la Darsena   deve essere riconsegnata al più presto ai milanesi come porto fluviale della città;  ma anche come area ecologica: in linea cioè con i contenuti del quinto referendum su Milano, votato e approvato dai Milanesi.

In quest’ottica il Consiglio di Zona 1 e quello di Zona 6 hanno approvato due mozioni che chiedono, nell’ambito del fondamentale restauro filologico del bacino della Darsena, che venga preso in considerazione un progetto di recupero e di salvaguardia dell’oasi.

In quel luogo, che in questi anni è diventato una vergogna per Milano, la natura ha dato vita a un’oasi che è qualcosa di più e di diverso dall’ammasso di sterpaglie che un osservatore distratto nota a prima vista. Vi sono alberi e uccelli che non esistono altrove,  in città; c’è un piccolo bosco planiziale che è specchio ed esempio delle oasi che possiamo trovare lungo il Ticino e in genere nelle zone umide della Pianura Padana.

La natura ci ha fatto un regalo unico e prezioso, che nessuno di noi ha il diritto di ignorare e che un’Amministrazi­one accorta dovrebbe, oltre al resto, riconoscere come luogo simbolico di EXPO: un piccolo frammento di parco del Ticino nel centro della città, che merita di essere protetto e  valorizzato; un laboratorio e una dimostrazione di una EXPO davvero diffusa; un esempio tangibile di come la biodiversità delle nostre pianure si sia miracolosamente affermata anche all’interno della metropoli.

Per fare ciò basterebbe conservare i due o tre isolotti (che non saranno raggiungibili dall’uomo e che, in totale, non dovranno misurare più di 1000 mq di superficie) all’interno della Darsena, mentre la si rende di nuovo porto navigabile della città.

Questo è il progetto del Comitato Darsena Pioniera. Un progetto non improvvisato né velleitario, ma completo di capitolati, preventivi di spesa, relazioni tecniche di agronomi. Un progetto comunque aperto, e che potrà essere oggetto di aggiustamenti. Un intervento per nulla invasivo, che si stenta a credere non debba avere l’approvazione della Sovrintendenza o degli Enti deputati a dare parere sul progetto di restauro della Darsena. Un intervento che, inoltre, comporterebbe un risparmio, quanto  ai costi di sbancamento dell’area, di oltre 300.000 euro.

Il restauro filologico della Darsena non è in contraddizione con la salvaguardia dell’oasi, anzi tutt’altro!

Certo, si dovrà fare una variante in corso d’opera (una volta emesso il bando di gara e appaltati i lavori): ma quante se ne sono fatte di varianti al progetto da quando, nel 2004, lo studio Bodin si è aggiudicato la gara per il progetto di restauro della Darsena? E quante altre  è prevedibile che se ne faranno durante i lavori? E non è questa, delle varianti in corso d’opera, una prassi consolidata da sempre?

Io credo che noi siamo davanti a una scelta tipicamente politica.

Sappiamo bene che una decisione come questa, che certo non pretende di risolvere i grandi problemi della nostra città e della regione, ma che ha un fortissimo valore simbolico, dipende solo dal volere degli amministratori e degli enti la cui attività ruota attorno a EXPO 2015.

Nulla, al momento è impossibile. E non sarebbe certo una variante come quella prospettata a far saltare i tempi di un cantiere che ancora non c’è.

Abbiamo la possibilità di dimostrare che questa Amministrazione si sta muovendo in una direzione diversa da quella che ci ha preceduto e che è davvero sensibile ai temi della salvaguardia dell’ambiente; oppure fare finta di niente e lasciare che le ruspe si portino via l’oasi.

Ma di questo, poi, dovremo rendere conto a chi, eleggendoci, ha creduto di trovare nella nuova Amministrazione di questa città persone decise a promuovere  modi migliori, e sostenibili, di vivere la città.

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