Perchè difendo “l’oasi” della Darsena

Innanzitutto va detto che l’oasi della Darsena, con le sue piante, i pioppi e i salici, con gli uccelli, gli insetti e altri animali che lì hanno trovato dimora, è un luogo unico per la sua biodiversità; in moltissime città europee ci sono luoghi così, un po’ “selvaggi”.

E’ vero, quello che si vede oggi nella Darsena è perlopiù sporcizia, spazzatura, detriti, abbandono, degrado; per questo ogni milanese vorrebbe che si mettesse fine al più presto a questo stato di inaccettabile  incuria;  per questo la Darsena deve essere riconsegnata al più presto ai milanesi come porto fluviale della città;  ma anche come area ecologica.

In quel luogo, che in questi anni è diventato una vergogna per Milano, la natura ha dato vita a un’oasi che è qualcosa di più e di diverso dall’ammasso di sterpaglie che un osservatore distratto nota a prima vista. Vi sono alberi e uccelli che non esistono altrove in città; c’è un piccolo bosco planiziale che è specchio ed esempio delle oasi che possiamo trovare lungo il Ticino e in genere nelle zone umide della Pianura Padana.

La natura ci ha fatto un regalo unico e prezioso, che nessuno di noi ha il diritto di ignorare e che un’amministrazi­one accorta dovrebbe, oltre al resto, riconoscere come luogo simbolico di Expo: un piccolo frammento di parco del Ticino nel centro della città, che merita di essere protetto e valorizzato, un esempio tangibile di come la biodiversità delle nostre pianure si sia miracolosamente affermata anche all’interno della metropoli.

Per fare ciò basterebbe conservare i due o tre isolotti (che non saranno raggiungibili dall’uomo) all’interno della Darsena, mentre la si rende di nuovo porto navigabile della città.

Questo è il progetto del Comitato Darsena Pioniera. Un progetto non improvvisato né velleitario, ma completo di capitolati, preventivi di spesa, relazioni tecniche di agronomi. Un intervento per nulla invasivo, che si stenta a credere non debba avere l’approvazione della Sovrintendenza o degli Enti deputati a dare parere sul progetto di restauro della Darsena.

Io credo che noi siamo davanti a una scelta tipicamente politica.

Sappiamo bene che una decisione come questa, che certo non pretende di risolvere i grandi problemi della nostra città, ma che ha un fortissimo valore simbolico, dipende solo dal volere degli amministratori e degli enti la cui attività ruota attorno a Expo 2015.

L’amministrazione può decidere di dimostrarsi davvero sensibile ai temi della salvaguardia dell’ambiente; oppure fare finta di niente e lasciare che le ruspe si portino via l’oasi.

Elena Grandi

Via: Corriere della Sera

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