Pisapia & co. in mezzo al guado?

Articolo di  Giulia Mattace Raso

Lo scoramento serpeggia nella ciurma: troppo spesso di recente mi sento dire “ma cosa hanno fatto? cosa c’è di diverso dalla Moratti?” alternato a un “se continuiamo così non ci rieleggono”. Il trucco c’è ma non si vede, ed è grave. Difetta ai più la cornice di senso, come tessera di mosaico che non può cogliere il disegno complessivo cui appartiene. Perché in realtà non manca la visione, manca chi ce la racconti (sindaco dove sei?) chi faccia la sintesi, chi mentre governa il timone aggiorni il suo diario di bordo e ci dia la rotta.

È un errore pensare che la narrazione sia strumento affabulatorio solo in campagna elettorale: ogni giorno va tessuto il racconto, perché tutti sappiano a che punto sono della storia. È stata anche quella narrazione a farci vincere: una città a misura, su misura, con un futuro bello da abitare, chi ci ha creduto fatica ad abbandonare quel sogno seducente, non vogliamo stare qui in mezzo al guado impantanati nella nostalgia di quella apparizione.

Chi dovrebbe farsi carico di questa narrazione? Il sindaco? Si. Un partito? Si. Il partito che ha preso il 29% dei voti in città, chiamato anche Partito Democratico, che ha eletto 20 consiglieri comunali e 137 consiglieri di zona? Si. Per dirla come Paolo di Paolo “Se la classe politica non è generosa, non lo saranno neanche i cittadini. Non è questione soltanto di sprechi, di vantaggi personali, di indecenze; è questione anche di offrire idee, prospettive, risorse intellettuali e perfino emotive. Non i sogni di miracoli italiani impossibili, sogni di finto benessere, ma altro: lo spazio prima di tutto mentale dove la speranza e il coraggio, l’intraprendenza e un progetto – di lavoro, di vita, di serenità – siano ancora praticabili.”

La vita degli antichi marinai dipendeva dalla stima della loro posizione, per questo dovevano conoscere tre cose: il punto di partenza dell’imbarcazione, la velocità e la rotta seguita. È quantomeno ingeneroso non considerare come punto di partenza la situazione disastrata del bilancio comunale e la sua sempre minore consistenza, nel voler fare paragoni: così pochi soldi non erano mai arrivati. Ma lo scoglio imprevisto o sottovalutato, sia per chi amministra che per chi vuole vederne i frutti, si è rivelato l’apparato burocratico trincerato nei settori, tra “competenze” e “prese in carico”.

Una voce dall’interno, Elena Grandi vice presidente della Zona 1, scrive: “Sempre più mi rendo conto che quello che ho intrapreso (insieme a molti altri volonterosi) è un cammino difficile, reso complesso da una burocrazia troppo potente e arroccata sui suoi privilegi che, vedendo ogni tentativo di cambiamento come una fastidiosa molestia, fa dell’ostruzionismo un’arma che spesso inficia ogni sforzo da parte della politica. Bisognerebbe essere più coraggiosi, prendere decisioni a volte radicali, fare scelte anche impopolari per non consentire più all’apparato burocratico di impedire ogni tentativo di reale rinnovamento. A Milano (nei governi locali così come a Roma) vi sono dirigenti che coprono il medesimo incarico da dieci e più anni: come non pensare che in questo modo vi siano persone che detengono un potere che va ben oltre quello che dovrebbe essere logicamente consentito loro? Dobbiamo modificare questo sistema per interrompere annose catene di clientelismi, favoritismi, ecc… Non sarà un lavoro facile né breve, ma sono certa che valga la pena di cominciare e di provarci.“

La velocità di crociera è dunque rallentata e lo resterà finché non si affronteranno i nodi. In questo caso veramente sì per distinguersi dalla amministrazione Moratti che aveva tamponato la questione con le consulenze d’oro, una sovrastruttura di comprovata fiducia che le garantiva libertà di manovra. Elena Sarati più di anno faceva il punto su ArcipelagoMilano: “In questo quadro, l’esigenza – quasi una scommessa – diventa pensare a una formazione di qualità, incisiva, con risorse sempre più scarse. È possibile, insomma, “fare bene con poco” anche nella formazione? La risposta è “si”, a condizione di essere decisamente “controcorrente”: proprio in questo momento storico, il Personale della PA e le sue competenze devono essere visti come una preziosa opportunità. E proprio di fronte alla scarsità di investimenti, è necessario che la formazione incida sui reali processi di lavoro”.

Dunque dateci la rotta, segnateci l’approdo e aggirate lo scoglio o non arriviamo a destinazione:“salga su quella nave e con lei tutti gli ufficiali!”

Giulia Mattace Raso

Via: ArcipelagoMilano

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