DA ALER A MM: È IL MOMENTO DI FARE ORDINE

Nelle ultime settimane si è molto parlato e scritto a proposito delle case popolari, del cambio di gestione di quelle di proprietà comunale da Aler a MM, e di una situazione che rischia di divenire fuori controllo. Gli articoli su ArcipelagoMilano di Luca Beltrami Gadola, di Lucia Castellano, di Franco D’Alfonso, di Maurizio Spada e di altri, hanno rappresentato da diverse angolazioni una realtà complessa e sfaccettata. Quotidiani e televisioni dedicano quasi ogni giorno ampio spazio all’argomento.

Occupazioni e sgomberi, proteste e atti intimidatori suscitano, giustamente, l’attenzione non solo dei media, ma soprattutto degli amministratori, che sono consapevoli di quanto sia delicato il momento e che stanno cercando di trovare delle soluzioni condivise che vadano nella direzione del rispetto della legalità e, al tempo stesso, del diritto di tutti alla casa.

Ciò di cui forse si parla meno è del malessere diffuso, della disperazione silenziosa, della sfiducia che ha sostituito la rabbia, del senso di abbandono e di solitudine, del timore di essere ingiustamente perseguiti, di chi abita nelle case popolari. Una buona gestione del complesso delle case del Comune non potrà che passare attraverso la soluzione di questi problemi: che, a conti fatti, altro non sono che il prodromo di quelle manifestazioni più eclatanti che oggi sfociano in episodi violenti e incontrollabili.

A Milano vi sono circa 71.000 alloggi in case popolari, di cui 42.000 sono di proprietà di ALER e 29.000 del Comune. Tra quelli di proprietà comunale quasi 1.500 risultano occupati abusivamente e circa 3.000 sono vuoti, a volte da anni. Il tasso di morosità tra gli inquilini regolari è del 30% e in lista d’attesa vi sono in quasi 25.000 richieste: questo per tutte le case popolari della città siano esse di ALER o del Comune.

Il primo di dicembre è divenuto effettivo il cambio di gestione delle case di proprietà del Comune di Milano da ALER a MM: ciò significa che il patrimonio delle case popolari del Comune sarà ora amministrato da una società interamente partecipata dal Comune stesso: una società solida che, sebbene consapevole delle difficoltà che dovrà sostenere, si appresta ad affrontare il nuovo onere con impegno e determinazione.

Siamo davanti a una scelta politica importante e coraggiosa che si spera riesca a invertire la tendenza del passato (che non ha certo portato a buoni risultati), che ha visto dapprima affidare, con il Sindaco Albertini, le case del Comune a un pool di tre gestori privati (Edilnord, Gefi, Romeo); e poi, con il Sindaco Moratti, ad ALER. I risultati di queste scelte sono sotto gli occhi di tutti: a causa della mancanza di comunicazione e di uniformità di programmi (anche informatici) di gestione, dapprima i tre privati e poi ALER non hanno potuto che soccombere al caos. A questo si aggiunge la disastrosa gestione di ALER che, come ha sottolineato giustamente anche Lucia Castellano, ha totalmente abdicato alla sua funzione sociale, a favore di una politica da immobiliarista: in altre parole ALER, invece che investire nella ristrutturazione degli alloggi, ha preferito dedicarsi alla costruzione di nuovi quartieri.

Ora sarà il Comune stesso, con lo strumento di una società interamente partecipata, a amministrare i suoi beni: ci si augura che, essendo la proprietà a gestire il proprio patrimonio, sia posta maggiore attenzione, più oculatezza nelle scelte, più rigore e un interesse costante nella gestione e nella manutenzione. Questo è l’auspicio per il futuro.

In queste settimane ho partecipato ad alcuni incontri, dapprima con l’Assessorato al Demanio e con MM e quindi con gli inquilini delle case popolari del Comune, l’Assessora Benelli, i funzionari del settore, i dirigenti di MM, incontri organizzati sia dai Consigli di Zona che dal Comitato Milano Civica.

Prima degli incontri ho distribuito di persona, andando casa per casa, i volantini con l’invito a partecipare. È stata un esperienza istruttiva. Ho parlato con molte persone: anziani soli, invalidi, persone indigenti, impiegati, madri di famiglia, operai, commercianti, giovani coppie, oltreché con i custodi. Ognuno aveva qualcosa da dire: a proposito della manutenzione delle parti comuni (infiltrazioni d’acqua, caldaie rotte, luci rotte da anni, androni e scale buie, ascensori bloccati); delle bollette con misteriosi conguagli che indicavano la necessità di pagare cifre insostenibili per i più; delle lettere di sfratto per supposte occupazioni abusive contraddette da bollettini di regolari pagamenti; delle decine di appartamenti vuoti da anni e spesso, per questo motivo, essi sì oggetto di occupazioni abusive.

Sappiamo che MM insieme agli uffici del Demanio Comunale stanno apprestandosi a fare ordine in quegli ormai famosi 1.800 scatoloni pieni di pratiche che rappresentano il caotico storico degli inquilini: sarà un lavoro difficile ma sarà anche il punto di partenza della necessaria ristrutturazione di un sistema di gestione che fino a oggi ha fatto acqua da tutte le parti.

Nel frattempo MM si sta attrezzando: assumerà 250 nuovi dipendenti, rivedrà i contratti dei custodi e fornirà loro corsi di formazione (il ruolo dei custodi, che passeranno da 120 a 150, è infatti fondamentale per monitorare la situazione degli stabili), aprirà delle filiali dislocate sul territorio (dapprima due, per poi aggiungerne altre) dove gli inquilini potranno trovare personale in grado di rispondere alle loro domande, di chiarire dubbi, di recepire informazioni e denunce sullo stato degli stabili e degli alloggi; attiverà un numero verde attivo 24 ore su 24 per le emergenze e non solo.

Quando avremo ottenuto la fiducia degli inquilini che finalmente sapranno che le loro richieste e i loro dubbi non cadono più in un silenzio cieco e protervo, ma che questi vengono accolti e recepiti, saremo ben oltre la metà dell’opera.

Certo, poi bisognerà lavorare sul tema delle occupazioni abusive, su quello delle morosità, sulle richieste di cambio di alloggio, valutando sempre caso per caso ogni singola situazione. Perché sappiamo bene che spesso un inquilino diventa moroso per un improvviso aumento del canone o perché gli è venuto a mancare l’apporto economico di un convivente o per altre ragioni che non possono sempre essere ignorate.

Per fare tutto questo ci vorrà del tempo e l’impegno di molti, ma se MM riuscirà a dare una nuova e positiva impronta alla gestione, all’amministrazione, alla manutenzione delle case del Comune in maniera trasparente ed efficiente, questa Amministrazione avrà ottenuto una grande vittoria e, inoltre, avrà dimostrato che è possibile creare un modello virtuoso di buon governo del patrimonio pubblico delle case popolari.

 

Elena Grandi

Aggiungi un commento